martedì

Malattie a fumetti

Tre fumetti con qualcosa in comune.



Un diverso approccio, domande diverse, conclusioni diverse. Ma in tutti e tre, a volte leggermente sullo sfondo, come un'ombra, o più prepotentemente presente nella storia, s'aggira lo stesso fantasma.


Cominciamo con Zerocalcare (la 'pop star del fumetto', come lo chiama qualche babbeota che ce l'ha con lui). Qui la malattia ha un ruolo fondamentale, anzi è proprio il motore di tutta la storia, anche se viene a malapena nominata di sfuggita una volta sola. E' un protagonista invisibile, che provoca tanto dolore diluito negli anni, un po' per volta. Divora tutto, a partire dalle cose più semplici e scontate; poco per volta continua, finché non resta più niente da rubare.
Anche se solo una volta viene pronunciato il suo nome, Zerocalcare - esattamente come qualsiasi altro fumettista farebbe - provvede a dare un volto ed un aspetto a questo essere. Perché questo diventa, alla fine: un personaggio, una creatura che pensa ed agisce come l'armadillo e come gli amici a forma di supplì e facocero. Ed è ovviamente malvagia e molto pericolosa. Passa come un'ombra, e alla fine lascia un segno pesante.
Una paura tremenda e che non può essere nemmeno nominata; l'unica interazione possibile è cercare di ignorarla e convincersi che in realtà non esista, perché non si ha idea di come vincerla. In altre parole, un incubo.

Passiamo al secondo fumetto: Pillole Blu, di Frederik Peeters. L'ho trovato per caso in una di quelle piccole librerie che vendono di tutto, davanti a una scuola, in una strada dove non passavo da mesi. Devo dire che è stata la classica botta di culo, non avevo idea della sua esistenza e difficilmente ci sarei capitato davanti.
Anche qui, la malattia in questione è davvero pesante, e anche qui fa davvero paura. Invincibile, potente, prende in mano il tuo destino, e quel che ti succede sta a lei deciderlo. Una specie di divinità antica, insomma.
Eppure qui il finale è diverso; anche per tutto il corso della storia si respira un'aria più leggera, c'è speranza. Per quanto questa malattia provochi paura, si ha il coraggio di nominarla, forte e chiaro. Tutto il fumetto è dedicato a lei, alla sua analisi sotto più aspetti, al racconto della convivenza con lei. Qui si prova a dire: dai, vediamo come va.
Ma per quanto qui il tono sia più sereno che nella storia di Zerocalcare, a conti fatti è una specie di pareggio: la sfida tra i protagonisti e il male non è ancora finita. Si va avanti con coraggio, a schiena dritta, e si spera.
L'incubo è più familiare, ma resta un incubo. Che fare, quindi?


Ma si chiama l'esperto, che domande! Che tra l'altro non ci delude.
Mater Morbi è considerato da molti una delle storie più belle di Dylan Dog, nonostante sia abbastanza recente. Recchioni ha messo molto del suo per rendere questa storia quel che è - molto del suo, in parecchi sensi.
Protagonisti della storia sono sia la malattia, che i medici e i metodi di cura in generale - che meriterebbero un discorso a parte. Di base, intorno ai medici si ricostruiscono tutti gli aspetti più grotteschi legati ai diritti del paziente e alla sua impossibilità, a volte, di poter decidere liberamente della sua vita. La malattia viene invece affrontata come ogni incubo in Dylan Dog: ovvero, combattuto, preso a schiaffi (o almeno ci si prova), ma soprattutto indagato, esaminato, capito e messo alla luce (oltre, ovviamente, all'applicazione dell'altro famoso metodo di approccio Dylandoghiano). E come tutti gli incubi, una volta portato allo scoperto, una volta capito cos'è e come affrontarlo, non è più invincibile. Non ti dà panico - al massimo paura, ma la paura è una sensazione sana.
Forse proprio l'indagatore dell'incubo, alla fine, riesce a darci una soluzione: diametralmente opposta a quella intrapresa nella Profezia dell'armadillo, e appena accennata in Pillole Blu.

La malattia non va affrontata come un nemico da battere.

Bisogna farci amicizia, accettarla, non averne orrore.

Perché forse non è affatto un nemico, e per davvero. Può darsi che sia il classico ospite che entra in casa e comincia a fare casino e danni, ma che in realtà ci vuole bene, e dopo un po' se ne va per conto suo - o magari addirittura, resta, ed è possibile una convivenza amichevole.

So che sembrerà una gran cazzata questa che ho detto... Ma andiamo, ad affrontarla come un nemico da battere, con rabbia e odio, ed è una cosa che NEMMENO LA SCIENZA riesce a definire, pensate davvero di fare una mossa furba?

1 commento:

Alberto ha detto...

bello